Il mondo nascosto dell'Arena
di: Alice Cristiano - "il Verona"
Data: 27-08-2006 15:20
Dietro le quinte dell'anfiteatro è un formicolare di tecnici e artisti che lavorano per mettere in scena lo spettacolo. Stasera chiude la stagione con Aida.
Manca mezz’ora all’inizio dello spettacolo. In bocca al lupo a tutti». La voce del direttore di scena all’interfono si diffonde nei corridoi, dentro gli arcovoli, nei cameroni. Sale la frenesia nelle quinte dell’Arena. Quello che succede da qui fino all'inizio dello spettacolo può essere descritto in tre momenti. Nel primo, coristi e ballerini sono al trucco, le sarte impegnate nell'opera di vestizione dei cantanti, i macchinisti alle prese con le scenografie, chilometri di cavi sono ovunque. Nel secondo, le comparse sono pronte ad uscire sul palco. È un susseguirsi di comunicazioni radio, di strumenti che vengono accordate, di voci all’interfono. Nel terzo, il gong vibra, le luci si abbassano fino al completo spegnimento della sala. Un fascio luminoso accompagna il direttore d’orchestra al podio. E inizia lo spettacolo su uno dei più grandi palchi all’aperto del mondo. Stasera è l'ultima rappresentazione dell'anno. La stagione si chiuderà con la 500esima Aida. Difficile spiegare la realtà parallela che vive la sera nei corridoi dell'anfiteatro: 78 macchinisti, 23 attrezzisti, 12 «porta strumenti», 30 elettricisti, 28 sarte, 14 truccatori. E ANCORA 150 coristi, 250 figuranti, 30 addetti al retropalco. Un migliaio di persone lavorano per lo stesso spettacolo. Sul palcoscenico rivivono le tragedie di Tosca, suicida da Castel Sant’Angelo, di Aida e Radames, di una Carmen pugnalata sulle note di un flamenco. Nei cameroni dei dipendenti si respira un'area surreale. Gli attaccapanni mostrano vestiti d'altri tempi, prodotto di minuziose lavorazioni di sartoria. Al trucco, teste di polistirolo reggono parrucche di ogni foggia. Da quella con i boccoli bianchi, tipica del Settecento, alla glabra calotta di lattice. In attrezzeria si può trovare dall’ombrellino orientale di Madama Butterfly ai carretti di Carmen con le bottiglie di vino. Coristi e figuranti, con abito di scena, giocano a scopa in attesa della prossima «entrata » sul palco. Bevono spritz fuori dal bar di servizio seduti sotto l’ulivo di Cavalleria Rusticana, appoggiati a pezzi di scenografia momentaneamente inutilizzata. Arriva l’ultima nota. Dall’interfono vengono chiamati gli artisti per gli applausi: tutti in scena per il tributo finale. Una nuova opera si è conclusa. I tecnici sono pronti a smontare le scenografie. Gli artisti ad indossare gli abiti di sempre. Per togliere via il trucco e le ultime ore di finzione.
da: Il Verona del 27/08/2006
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